Chitarra Olistica ®

manuale di autoapprendimento e dintorni

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Premessa - Secondo capitolo Volume 2

Premessa - Secondo capitolo Volume 2

Questa seconda parte è interamente dedicata agli esercizi. Ho cercato di mantenere l’idea proposta nel primo capitolo di lavorare più sulla creatività che non sulla formazione del linguaggio. Da questo punto di vista ci sono altri manuali o esercizi on line che possono esservi utili se al momento non state frequentando un corso regolare. Il mio consiglio è comunque quello di non preoccuparvi troppo, inizialmente, del fatto che le vostre frasi (licks) o la musica che suonate sia blues, rock, jazz…, piuttosto curate la pulizia, la precisione e il timing. La tecnica, lo sviluppo dell’orecchio e un ascolto attento e analitico (con le modalità precisate nel primo capitolo: ascolto intelligente) vi consentiranno, nel corso della vostra crescita musicale, di curare e mettere a punto pronuncia, sintassi e quant’altro. Sarebbe meglio e utile partire anche dal mio primo volume, nel quale ho affrontato i fondamenti per ottenere una buona padronanza delle scale, degli arpeggi e della tecnica orientata anche agli stili. Un ulteriore consiglio che mi sento di darvi è quello di curiosare in rete i programmi delle varie scuole di musica, i testi adottati e, se siete abbastanza avanti nella formazione culturale, vedere anche i piani di studio e i corsi proposti con relative bibliografie, dalle università con discipline artistiche e musicali. In modo da farvi un’idea generale delle competenze richieste per arrivare a un buon livello di conoscenza e di consapevolezza musicale. Non sottovalutate il fatto che è una competenza vera anche il saper fare autoformazione e il saper utilizzare le risorse didattiche disponibili. Organizzate le vostre sedute di studio. Tempi, esercizi, modalità, non lasciateli al caso o alla fantasia del momento. Non avere un programma da seguire porta ben presto a non saper valutare i risultati e i progressi e quindi alla demotivazione. Fissate sempre degli obiettivi precisi, anche se non troppo ambiziosi. Meglio un passo alla volta.
Questo secondo capitolo è strutturato come se ogni paragrafo fosse una lezione libera, una specie di laboratorio delle idee. Alcuni argomenti che troverete nelle lezioni sono stati semplificati per permettervi di concentrarvi maggiormente sulle nozioni che a mio avviso sono più utili al contesto. Scala Pitagorica e scale naturali, densità ritmica, jazz modale, varianti sul blues e sostituzione di accordi andrebbero quindi debitamente approfonditi. In ogni lezione ho preso in esame la possibilità di utilizzare gli esercizi tecnici senza formalità didattiche, in modo da stimolare l’intuito e incoraggiare un vostro personale punto di vista. L’occasione di scegliere voi stessi un contesto stilistico, piuttosto che teorico o musicale, cioè utilizzare e adattare il materiale della lezione secondo i vostri interessi e il vostro livello di preparazione dovrebbe anche incoraggiarvi alla creatività. In laboratorio non si tratta di imparare le formule ma trovare il modo di utilizzarle. Naturalmente ho cercato di evitare le formule, per restare in metafora, troppo scontate, così come gli schemini e i licks già belli pronti. Potreste pensare che è un po’ come entrare in una cucina, gli ingredienti ci sono già, tirare fuori un piatto originale e gustoso sta a voi. Quindi mettete il grembiule – da chitarristi – e incominciate a lavorare!
In verità, non solo questo capitolo, ma tutto il libro è un po’ un laboratorio delle idee, vi consiglio quindi di mantenere questo modo di pensare entrando nel gruppo facebook “Chitarra Olistica®” dove troverete la continuazione e/o l’approfondimento o ancora l’aggiunta di nuovi argomenti e lezioni. Vi troverete anche i video degli esercizi qui proposti (quando vedrete l’indicazione  ricordate che potete scaricarli dalla pagina del gruppo) o richiederne di specifici così come per i box, le tablature e tutto quanto può essere utile al vostro studio. Penso che nell’era digitale fermare e cristallizzare i concetti su un foglio di carta privo di sviluppi e interazioni con l’autore sia l’ennesima autolimitazione. Pur ritenendo il libro cartaceo un riferimento importante e indispensabile alla cultura e alla conoscenza sono dell’idea che le opportunità che oggi la tecnologia ci offre debbano essere utilizzate in modo pieno, intelligente, utile e perché no, creativo. Mi sentirei quasi di dire che assieme al libro avete acquistato anche un vero e proprio corso di musica, di scambio di idee ed emozioni con l’autore. Grazie per l’attenzione.

Due parole sull'improvvisazione

Due parole sull'improvvisazione

tratto da "Chitarra Olistica 2"

"Il cerchio rappresenta da sempre, nell’arte e nella cultura umana una figura ancestrale, un principio d’ordine e d’armonia, in particolare nella simbologia religiosa. Il cerchio ci dice chiaramente che prima o poi tutto torna al punto di partenza, che la vita non è solo un andare sempre avanti, come invece suggerisce la freccia del tempo. La realtà e le cose non hanno un’unica direzione, a volte tornano, si ripetono. In musica lo vediamo col circolo delle quinte e delle quarte, così come anche il senso della cadenza ci suggerisce il ritorno alla tonica, al punto di inizio. Meglio ancora se pensiamo alla spirale, in musica con l’ottava (o alla scala naturale non temperata, in cui non riscontriamo la chiusura del cerchio; anche su questo argomento potete fare una ricerca) torniamo al nostro punto di partenza (la tonica) ma a un livello superiore. La nostra melodia ha una direzione, lo vediamo chiaramente con le note stese sul pentagramma, ma in realtà è un continuo ripetersi circolare di eventi sonori e la parola stessa di “giro” armonico ce lo dimostra. Consideriamo questo aspetto nella costruzione delle nostre frasi (musicali) e della nostra musica. Non lasciamoci guidare solamente dalle dita, a volte la padronanza dello strumento, l’aumentare delle nostre abilità tecniche prevalgono sulla costruzione di un discorso (musicale) che a poco a poco rischia di scivolare in uno sproloquio.
Questa digressione ci aiuta a introdurre il concetto di improvvisazione. Per improvvisazione s’intende, semplificando al massimo, il suonare note non scritte precedentemente. Tipicamente potremmo avere l’esposizione della nostra melodia (tema) sul giro armonico (come spiegato sopra) e poi uno strumentista che suona, invece, note “inventate” al momento. Come succede nella musica jazz. Le tecniche improvvisative richiedono conoscenze musicali approfondite e una buona padronanza dello strumento. Come vedremo nelle lezioni, alcuni esercizi proposti avranno proprio lo scopo di introdurvi in questo affascinante universo. Naturalmente, la creatività, il gusto e la passione… quelli dovete metterceli voi.
L’improvvisazione è un modo ben preciso di essere musicisti. Un modo di pensare. È aver scelto di essere poeti piuttosto che semplici cronisti. L’improvvisazione è la consapevolezza di dover abbandonare le nostre note al loro destino, perché seguano la loro strada. È come l’amore per un figlio, quando è grande ci rende orgogliosi. Improvvisare è scienza e poesia assieme. È imparare a parlare, scrivere, pensare, comunicare. Tutte cose che richiedono molto studio e molto ascolto. Libertà di pensiero.
L’improvvisazione è musica, la musica è comunicazione di emozioni e sentimenti. La capacità di esprimere e di entrare a fondo nello stato d’animo di un brano, è molto di più che suonare tante note a velocità strabiliante. I sentimenti sono sfumature, sono la combinazione di pochi elementi in grado di esprimere il nostro sentire. Trovare il modo per rendere interessante quello che si vuole comunicare o che si ha da dire è alla base di un’improvvisazione che non sia arida e noiosa o semplicemente una raccolta di modi di dire o soluzioni prevedibili abilmente combinati da una tecnica avanzata.
L’improvvisazione è un’arte. Bisogna saper combinare lo studio e la fantasia, il gusto e la tecnica. Permettere ai nostri pensieri di incontrare quelli degli altri, di chi ci ascolta e di chi suona con noi. È un’interazione continua. Ci vuole una buona dose di generosità e perché no, anche un po’ di sofferenza, di capacità o disponibilità a scavare dentro di noi. Almeno quando si suona. Per essere riconoscibili bisogna sapersi conoscere.
L’improvvisazione è un processo creativo, ma anche di apprendimento. Alla base deve esserci la comprensione e la capacità di utilizzare il materiale che abbiamo studiato. Scale, accordi, arpeggi e quindi conoscenza dell’armonia, degli elementi melodici, articolazione e pronuncia delle frasi e non ultimo un nostro personale bagaglio di esperienza con altri musicisti.
Gli elementi di armonia e melodia sono così complessi che è necessario servirsi di un volume apposito: in commercio se ne trovano diversi, quindi, per quanto riguarda la scelta rimando al vostro desiderio di approfondimento. In questo laboratorio sono interessato ad accennare alle possibilità di crescita musicale che l’improvvisazione offre. Saper improvvisare (in modo creativo ma pertinente) richiede infatti la competenza nel saper combinare diversi elementi che, potremmo dire, sono indispensabili nello sviluppo del linguaggio, nel pianificare e analizzare la nostra creazione. Potremmo considerare l’improvvisazione una composizione istantanea, in tempo reale, e non possiamo certo pensare di lasciare al caso il suo risultato. Per qualcuno può risultare difficile, per altri più naturale, ma come dicevo si può solo insegnare un’arte, non ad essere artisti. Quanto tutto questo per noi risulti importante dipende probabilmente dalla nostra passione e dal nostro amore per la musica.

“Il fatto è che Paganini componeva dei temi, a volte non li scriveva neanche graficamente ma componeva probabilmente tutto il giorno nell'inconscio onirico e poi realizzava, forse provava, dei passi, forse li elaborava; davanti al pubblico, come elemento stimolante la sua tecnica, la sua mente, la sua fisicità, l'improvviso prendeva il sopravvento e realizzava delle cose che forse il giorno dopo avrebbe scritto e codificato ma che quella sera non poteva ripetere. Ad esempio, nei miei concerti, spesso il meglio esce dall'imprevisto e la sera dopo quell'imprevisto è diverso. Quindi se qualcuno mi chiede: «Per favore Gaslini, bis!» io gli rispondo: «Sì te lo suono diversamente» ed è successo in un concerto alla Sinfonica di Torino e c'era con me Gloria David. Prima ho diretto delle cose, poi in duo abbiamo eseguito una serie di brani, tutto dedicato a Gershwin. Alla fine ci hanno chiesto dei bis, abbiamo fatto altri pezzi, poi siccome avevamo esaurito quello che avevamo preparato in duo, abbiamo rifatto uno dei pezzi già eseguiti prima ed io li ho annunciati, dicendo: «Guardate che sarà diverso da quello che abbiamo fatto mezz'ora fa». Infatti abbiamo poi sentito la registrazione e le esecuzioni erano completamente diverse nell'ambito della stessa serata e con lo stesso pubblico. Ecco, questo è l'improvvisazione. Perché? Perché io non ero più l'uomo di mezz'ora prima, perché Gloria non era più la persona di mezz'ora prima, perché il pubblico non era più lo stesso di mezz'ora prima. In altre parole, la realtà è in movimento. Plotino diceva: «Panta rei - tutto scorre», io credo che non si possa fermare l'acqua del fiume però il fiume esiste e l'acqua è sempre nuova e credo che questa debba essere l'immagine che ci guida nell'insegnamento.”

Giorgio Gaslini

Le dita sono le nostre gambe...

Le dita sono le nostre gambe...

Le dita sono le nostre gambe e per correre veloci devono essere robuste e allenate. Sono composte da 27 ossa, 17 muscoli e 24 tendini, diversi nervi, arterie e legamenti. La mano è un organo straordinario e dalla fisiologia complessa ed evoluta che permette movimenti fini e notevolmente specializzati come quelli dei musicisti. Proprio per questo può essere soggetta a diversi problemi che se non tenuti nella giusta considerazione possono dare origine a diverse patologie gravi che spesso impediscono di andare avanti nello studio dello strumento. Le più frequenti sono: sindrome da compressione nervosa, tendinite, gomito del tennista, distorsione focale, artrosi. Salvaguardiamo le nostre dita, trattiamole bene senza aver paura di sembrare fissati o maniaci, non esitiamo ad andare dal medico nel caso di sensazioni spiacevoli, dolorose o altro. Con il corretto allenamento, però, prepariamoci a lunghe passeggiate nel nostro grande e rigoglioso giardino. Possibilmente Zen.

Patologia della mano nei musicisti  prof Yves Allieu

Il mio punto di vista

Il mio punto di vista

Obiettivo musica
by Keoni

Ecco perché ci vuole un manuale. Scusate se lo ripeto: la chitarra non s’impara in tre settimane, con dieci accordi, per corrispondenza, suonando Fra Martino e cose di questo genere. Non sto dicendo che sono contrario a vedere la chitarra come semplice passatempo, ci mancherebbe, ritengo che sia un divertimento più sano e intelligente di molti altri, ma se il nostro obiettivo è fare musica e fare della chitarra un’arte meglio partire col piede giusto. La didattica è una cosa seria. Le strade da seguire non sono moltissime, ma sono sufficienti a confondere le idee. Il conservatorio, un insegnante privato, la scuola di musica, un manuale, youtube e via di questo passo. In realtà quello che permette di crescere e capire dove si vuole arrivare è una buona didattica. Ben inteso, ci sono in giro musicisti autodidatti di fama internazionale (ma questa è la dimostrazione del fatto che la “loro” didattica ha funzionato) e fior di chitarristi entrati nella storia del rock, del jazz e quant’altro, ma dobbiamo anche osservare il fatto che non tutti siamo dei Jimy Hendrix, dei Van Hallen o Santana ed è bene esserne consapevoli da subito in modo da ottenere il massimo dei risultati dai nostri sforzi e dal nostro impegno. Se saremo dei futuri Eric Clapton benissimo, vorrà dire che potremo vantare una solida preparazione. La didattica è un percorso, una strada da seguire che si costruisce giorno per giorno, una guida e una visione del mondo e delle cose. Non sono semplicemente regole, esercizi e verifiche. In questo senso la didattica è arida, nozionistica, adatta solo a coloro che corrispondono all’idea di allievo che sta alla base di quella precisa didattica. Purtroppo questo è un problema di cui soffre spesso la scuola in generale e alcuni programmi didattici musicali commercialmente ben confezionati, che non sempre assicurano una buona crescita musicale e culturale. Sono inoltre dell’idea che un buon chitarrista deve essere un buon musicista e un buon musicista deve essere curioso, attento e avere una buona cultura (tutti aspetti della persona che devono essere sviluppati, non ci sono già dall’inizio). L’insegnante, o comunque il metodo che adottiamo, devono aiutare, incoraggiare, sostenere, sia l’apprendimento di nuove conoscenze sia lo sviluppo della nostra personalità musicale, senza eccessive certezze che alla lunga possono rivelarsi recinti dai quali è poi difficile uscire. Fidiamoci dell’intuito. Anzi, inseriamo l’uso dell’intuito nel nostro percorso. Permettiamoci il lusso, diciamo così, di uscire ogni tanto dal cammino già segnato. E’ anche un sistema per scaricare le tensioni e abbandonare per un po’ le solite prospettive. La musica è arte e l’arte è un modo, possibilmente nuovo, di vedere il mondo, non la sua semplice osservazione. La semplice osservazione ha un nome diverso. Tuttavia, nel massimo rispetto della personalità e delle caratteristiche di ognuno ritengo necessario ripetere che dentro al nostro metodo deve esserci anche la disciplina. Diversamente direi che è perfino inutile intraprendere lo studio di qualsiasi strumento.