Chitarra Olistica ®

manuale di autoapprendimento e dintorni

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Il mio quarto volume: Chitarra Moderna

Grazie all’evoluzione e alla “rivoluzione” musicale del secolo scorso, la chitarra è andata sempre più ritagliandosi un ruolo preciso e specifico nell’ambito delle orchestre, nei piccoli gruppi, e dal punto di vista solistico. È inoltre cambiata la sua funzione, nel passato prettamente di accompagnamento, per trasformarsi ed entrare a pieno titolo nella storia della musica tra gli strumenti solisti e in alcuni casi regina assoluta di un genere (rock e blues). I personaggi e gli artisti che hanno contribuito a questa evoluzione, sia espressiva che tecnica, sono veramente molti e lo studio della loro discografia e del loro stile è fondamentale per una buona preparazione e comprensione dello strumento e delle sue possibilità. Chitarra moderna è uno strumento complesso e completo che va dal rock, al blues, e poi... pop, jazz, funky e altri generi musicali.
La chitarra moderna puoi suonarla acustica, semiacustica, solid body, a 6, 7, 8 o anche 9 corde. Inoltre country, etnico, bossa nova. Puoi accompagnarti come cantante, elaborare il tuo suono con effetti e usare la tecnologia più avanzata per inventare uno stile personale. Alla base deve esserci, però, una buona preparazione teorica e tecnica. Chitarra Olistica è un approccio, una proposta didattica, una disposizione di pensiero e di animo pensato per aiutarti a scoprire la tua passione. Un modo prima di pensare e di ascoltare la musica e poi di formazione di un gusto e di una tecnica che tengano conto della tua personalità, fantasia e sensibilità. Non soltanto delle doti spettacolari, delle sonorità modaiole o delle frasi più accattivanti dei chitarristi famosi.
Olistico deriva dalla parola greca olos che significa totalità. È l’intero della nostra persona che entra in gioco quando prendiamo in mano uno strumento e lo strumento stesso è un sistema che interagisce nel profondo del nostro essere. Scrivendo questo
libro sono partito da qui.

Chitarra Moderna è disponibile su Amazon in versione cartacea e Kindle.

Chitarra Olistica

Chitarra Olistica

Chitarra Olistica è un manuale studiato per sviluppare la tecnica della chitarra moderna attraverso l'esercizio e l'analisi delle scale, la conoscenza approfondita della tastiera, gli stili e i generi dei grandi chitarristi. Ma è anche un metodo di studio, una riflessione sul mondo della musica e sul suo senso universale. Un tentativo di parlare di musica come cultura e non solo come intrattenimento o occasione di business.

Nel corso dell’elaborazione e stesura del testo (durata circa due anni) ho avuto modo di constatare, con piacere, quanti siano i musicisti che condividono i miei punti di vista e il mio modo di pensare “intorno alla musica”. Molte cose le avevo già scritte in occasioni precedenti, non solo pensate, e ne ho poi trovata conferma approfondendo gli argomenti o la lettura di interviste, di testi e appunti sparsi sulla rete. In alcuni casi ho dovuto in parte modificare quello che avevo scritto e che altri avevano ripreso, per fugare il dubbio che sembrasse scopiazzato. Sono giunto alla conclusione che per molti aspetti la sensibilità, l’esperienza, le riflessioni dei musicisti, come esseri umani che hanno in comune una passione, sono in fondo molto simili. Pur coinvolgendo persone assai diverse nel carattere, nella formazione culturale, nelle origini, la musica ha comunque il potere di unire anche i pensieri. Non è da trascurare il fatto che oggi la Rete, come sappiamo, mette in collegamento non solo i computer, non solo le strutture e le infrastrutture e quant’altro, ma anche i cervelli, i modi di pensare, i materiali e gli strumenti “del pensiero”. Su questo punto sarebbero interessanti anche alcune considerazioni politiche, tuttavia, lascio alla riflessione personale le implicazioni di un aspetto della realtà che oggi non può non far riflettere e che entra a fondo nelle nostre vite. E’ importante acquisire anche una consapevolezza sociale, oltre che musicale, per essere “buoni” musicisti.

Ugualmente per quanto riguarda gli esercizi mi sono ritrovato spesso nel dilemma di cercare di evitare di dare l’impressione di aver solo copiato. Anche in questo caso penso che alcuni aspetti della tecnica, della didattica e non ultimo i consigli che si possono dare rispetto all’esperienza personale siano considerati imprescindibili e acquisiti da chitarristi anche di diversa formazione. Ho curiosato, sfogliato, studiato, esplorato decine di manuali e sono convinto che ognuno ha qualcosa da dire, non deve essere per forza nuovo, mai sentito o rivoluzionario. Le cose veramente nuove nella musica sono pochissime e passano alla storia. Non possiamo essere tutti dei Jimy Hendrix o degli Arnold Schönberg. Si tratta, invece, di mettere assieme le idee e le esperienze in modo personale, non necessariamente in modo nuovo.

Auguro, quindi, a chi leggerà questo testo di trovare degli spunti o delle idee utili per il proprio apprendimento.

Essere contemporanei

Essere contemporanei

La musica è fatta di contrasti, sfumature. Il suono della chitarra può cambiare in mille colori. Da luminoso come il sole a scuro come la notte. Oggi con gli effetti a disposizione combinabili in decine di modi è più facile esprimere stati d’animo, raccontare storie e trasportare chi ascolta in mondi sconosciuti. Si tratta di un vero e proprio tesoro a nostra disposizione, possiamo personalizzare il nostro suono o trasformare la chitarra in una vera e propria tavolozza, come quella dei pittori. Alcuni considerano in senso molto critico questo tipo di tecnologie, le ritengono un modo per snaturare la chitarra, un modo di darle possibilità espressive che non le appartengono. Personalmente sono dell’idea che vadano a tutto vantaggio della creatività e della fantasia. L’estetica cambia, si evolve, non è mai la stessa e la storia della musica è lì a dimostrarlo. Il conservatorismo e l’immobilismo non servono certo ad arricchire l’arte, a scoprire qualcosa di più sul mondo e sull’essere umano. Per l’arte penso sia fondamentale utilizzare, con intelligenza e fuori dalle forzature commerciali e modaiole, quello che la tecnica del suo tempo mette a disposizione dell’artista. Ricordando che la musica è cultura, non uno spot televisivo.
Oggi tutti vogliono suonare veloci. Siamo nell’era dei super computer e della velocità delle fibre ottiche. Non la velocità e la fede nel progresso dei futuristi – oggi le cose cambiano ad una rapidità senza precedenti, il progresso si chiama informatica e il futuro è una nuvola indistinta. Le mode, la tecnologia, le informazioni come anche l’esistenza delle persone ruotano in un vortice che crea senso di vuoto e di spaesamento. La realtà imprime il suo segno in ogni ambito della vita e non può fare a meno di entrare nell’arte, nella musica, nello spettacolo. Il linguaggio musicale non può fare a meno di esserne attratto, se non addirittura travolto. È sufficiente guardare quanto la tecnica chitarristica sia cambiata in questo inizio di millennio e quanto sia cambiata la chitarra in questi pochi anni, arrivando fino a modelli con 9 corde, fanned fret e altre tecnologie o materiali innovativi.
Anche in questo caso si tratta di utilizzare le idee, il “senso” del tempo e l’estetica che la società nella quale viviamo ci suggerisce, non di venirne abbagliati o scambiare feticci e simboli per uno scopo o un punto d’arrivo. Il nostro obiettivo non può solo essere suonare a 300 bpm. Con la chitarra possiamo creare trame, ricami, sfumature, atmosfere – e da questo punto di vista penso che la chitarra jazz possa insegnare molto – che non dipendono certo da quanto velocemente sappiamo suonare. Essere contemporanei non vuol dire essere alla moda e utilizzare la tecnologia non vuol dire (non può voler dire) soltanto rendere l’arte tanto effimera quanto la velocità dei cambiamenti.

 

Siamo quello che suoniamo...!?

Siamo quello che suoniamo...!?

Scusate se invece che parlare di musica parlerò di alimentazione. Intendiamoci, non sono né un alimentarista né un medico quindi quello che scrivo è solo frutto delle mie riflessioni, un modo per stimolare delle domande. Penso, però, che il modo di alimentarci, così come le nostre modalità e scelte di consumo, siano determinanti anche rispetto al nostro sentire e alle nostre sensibilità di musicisti

 

 

Siamo quello che mangiamo… è una frase che si sente dire spesso. Mi pare che sia di Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco dell’800.
Possiamo pensare che sia un’affermazione eccessiva perché come “esseri evoluti” tendiamo a credere che per noi conti prima la coscienza e poi la pancia, ma certo è che in natura alcuni esempi li possiamo vedere. Guardiamo come mangiano gli animali. Già il semplice confronto tra una “gazzella” e un “leone” (tanto per parafrasare un celebre aforisma…) ci fa capire quanto la differenza tra un carnivoro e un vegetariano sia rilevante. Ora, è pure vero che ci sono di mezzo milioni di anni di evoluzione, l’equilibrio ambientale e la naturale necessità di entrambi all’esistenza, ma riflettiamo sulle caratteristiche e, concedendoci qualche semplificazione, cerchiamo di trarne un piccolo insegnamento. Preferiamo la ferina spietatezza del carnivoro o la grazia e l’allegria della gazzella…? Ognuno sollevi pure le sue giuste osservazioni, ma provi a scegliere. L’importante è che le metafore sulle necessità… ecc. ecc. non ci facciano perdere di vista che la cosa più importante per noi esseri umani non dovrebbe essere la mera sopravvivenza dettata dall’istinto, ma la capacità di convivere e comprendere gli altri.

"Chi ha ucciso un bue è come se avesse ammazzato un uomo." dice un passo della Bibbia, che dovrebbe far riflettere anche i credenti su un punto di vista alimentare un po’ meno carnivoro. Ma queste sono mie divagazioni, così, tanto per stuzzicare le idee e magari far nascere un confronto o una piccola discussione. Oppure, senza scomodare la Bibbia o le grandi leggi della natura proviamo a sentire cosa scrive Gabriel Cousens, un esperto di medicine naturali che tiene seminari sull’alimentazione in tutto il mondo (ometto con i puntini brevi parti per alleggerire il testo): … la trasformazione esteriore produce anche una trasformazione interiore (ndr: il carnivoro e il vegetariano… vi dice qualcosa…?) poiché ci riorientiamo  verso ciò che siamo veramente e non verso ciò che gli altri ci dicono che dobbiamo essere (ndr: quante volte dalla televisione ci arrivano, più che consigli, vere e proprie prescrizioni su cosa mangiare!?). … Il cibo spazzatura, le calorie vuote, i cibi poco nutrienti, ricchi di zuccheri e poveri di fibre non potranno mai essere considerati sani nemmeno usando tutta la nostra immaginazione. … Malgrado le leggende che ci hanno raccontato e venduto, noi non siamo geneticamente predisposti a mangiare barrette di mars, bere coca cola e divorare big mac, né siamo predisposti a soffrire della loro mancanza. … Per milioni di anni siamo stati progettati fisiologicamente, chimicamente e geneticamente per mangiare cibi vegetali, vivi e biologici. Ci sono dati medici, sociologici e storici schiaccianti che lo provano. Il cibo è la modalità primaria con cui noi ci interfacciamo con la nostra casa, cioè il pianeta stesso, con la nostra cultura ancestrale ed è il modo più importante e sottile attraverso cui possiamo arrivare a percepire un’associazione o una dissociazione con chi veramente siamo.”

Ma chi siamo veramente? Preferiamo essere le bestie feroci di una “giungla d’asfalto” (una metafora che per l’ennesima volta ci inchioda ad un ruolo, un’associazione di idee che ci fa pensare ancora al mondo animale), i virus impazziti, un’infezione che poco a poco distrugge la terra, gli animali sempre in competizione per un pezzo di terra o qualcosa di diverso? Qualcosa che abbia a che vedere con la convivenza e con la cultura della vita? E’ strano che molte metafore sulle modalità di vita, sulla società, sulle caratteristiche degli esseri umani siano tratte spesso dal mondo animale e magari per giustificare il fatto che certe leggi fanno parte della natura e cose di questo genere… ma siamo sicuri di voler essere considerati animali?

E poi, giusto per complicare le riflessioni iniziate, se noi musicisti come chiunque siamo quello che mangiamo, siamo forse anche quello che suoniamo?

Così come nell’alimentazione anche in musica esiste la musica spazzatura, da fast food, usa e getta e quella senza valore energetico! Forse come un cibo “cotto e mangiato” esiste una musica “suonata e consumata”. Siamo sicuri che l’abuso, scelto o subito, non ci stia trasformando, e non ci stia rendendo più feroci o più insensibili? Se ci guardiamo attorno a noi che abbiamo “un buon udito” non viene voglia di genuinità… di musica “biologica”, invece dei sapori omologati, preconfezionati e forse anche già digeriti?

Quindi buon appetito e buona musica!

Attività

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